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di Natale Pace

Meno male che i microfoni non hanno funzionato!

Il problema tecnico, che ha inizialmente provocato il panico tra gli organizzatori, i relatori e gli ospiti convenuti, che se non muniti di amplifon come me, hanno compiuto sforzi non di poco conto per captare le parole, alla fine si è rivelato un importante valore aggiunto dell’ennesimo evento culturale reggino. Come amava dire Sergio D’Antoni, occorre avere la capacità di trasformare le difficoltà in opportunità: e questo è accaduto giovedi pomeriggio 5 giugno scorso nei locali della Università della Terza Età di via Willermin a Reggio Calabria.

Coloro che intervenivano dal tavolo della presidenza, hanno con buona lena alzato il tono di voce per farsi sentire, ma l’uditorio, dal suo canto, si è sforzato di stare in religioso silenzio, azzerando il telefonino, evitando i soliti, antipatici conciliaboli, senza distrarsi. Insomma nella grande sala si è creata una bellissima e ovattata atmosfera che ha reso godibili le parole dette, i versi letti e recitati.

di Natale Pace

5 aprile 1898 – Centoventisette anni fa, nasceva a Palmi Leonida Repaci. Lui lo ha raccontato così:

Nacqui alle ore sedici del 5 aprile 1898, ma mio padre mi denunziò allo stato civile il 23 dello stesso mese. Sono quindi più vecchio di 18 giorni della mia nascita ufficiale.

Nacqui a Palmi, lo stesso paese che diede i natali a Nicola Manfroce e Francesco Cilea. Nei primi anni la fama di questi due musicisti mi fu di sprone a fare qualcosa per avere la testa di marmo anch’io in uno dei boschetti della Villa Comunale. Invece della testa di marmo mi fu data nell’agosto del ’25 la galera, per complotto contro il fascismo e strage. [¹]

Coniuga il tempo nell’attrazione dell’oltre

di Natale Pace

A Fabia Baldi che in una intervista gli chiede:

“E il mare non le mancava?

Corrado Calabro gli viene un nodo in gola e compie sforzi per scioglierlo:

“Certamente; tuttavia vivere a Roma mi ha indotto maggiormente a ricordarlo. Roma è una città stupenda che mi ha dato tanto, è la mia città. Ma ogni mattina quando vado al balcone e apro le imposte, avverto come un senso di privazione. Ancora assonnato, ogni volta sul momento non capisco che cos’è. Solo un attimo dopo realizzo: mi manca il mare.

Quel mare ai cui bordi si rannicchiava la casetta di Bocale, quel mare che vedevo da tutte le finestre della mia casa di Reggio”

Ecco, se dovessi scegliere due personificazioni della poesia di Corrado, non avrei dubbi. Lui sa essere di un eccelso lirismo anche se deve scrivere la lista della spesa, un po’ come Neruda, ma riesce ad elevarsi su cime di monti innevate, ove l’aria è tersa e rarefatta e riempie i polmoni prima ancora che la si respiri, quando scrive versi che ispirati, dettati dal suo mare e dall’immensità della astronomia e dei fenomeni, delle immagini ad essa legati.

DMaria Teresa Leva animella e il Padreterno Garipoli alle proveNatale Pace

Il giorno dopo della Varia dovrebbe essere come tutti gli altri, comune, di quotidianità. E invece, no!

Tutto il tempo dei preparativi, l’impegno di tutto il paese, anche l’impegno dei soliti criticoni a criticare, l’attenzione spasmodica ai mille problemi che mettono a dura prova la resistenza di ognuno, dal Sindaco al Presidente del Comitato, oggi Fondazione (ma l’abbiamo poi giuridicamente costituita, oppure è solo tanto per dire?), e poi l’adrenalina scatenata dagli ultimi preparativi, degli ultimi giorni, delle ultime ore; eppoi il cerimoniale dei giorni precedenti il Giorno:

““a calata d’u ccippu” il giorno di ferragosto quando con grande accompagnamento e festa di popolo il ceppo, la base della grande Macchina, viene collocato all’inizio del Corso principale all’Arangiara dove il 27 agosto è avvenuta la “scasata”, la partenza della Varia 2023. 

Poi l’elezione per voto popolare dell’Animella e del Padreterno, le due figuranti principali del Carro, quelle che stanno in cima, a 16 metri di altezza

La processione del Sacro Capello che quest’anno ha riproposto, grazie al Vascello Eletta costruito dal vulcanico Ferruccio Nicotra che ha riproposto la traversata di quello di Peppe Tigano del 1575, da Messina alla Marinella di Palmi e, all’interno di un musicalissimo vascellino costruito dall’artigiano palmese Nino Anastasio su modelli dell’epoca per i tornanti verso la città fino al Duomo dove la reliquia oggi è conservata in una preziosa teca.