I “Poeti dell’Area dello Stretto”, coscienti dell’alto valore della parola - a volte anticipatrice degli avvenimenti - sentono il dovere di:

  • farsi carico delle responsabilità connesse al rapporto tra l’uomo e la storia presente per dare un senso alla sacralità della vita contro ogni forma di negazione e di sopraffazione;
  • promuovere la riscoperta dell’educazione al dubbio e il privilegio della ragione nella soluzione dei conflitti interpersonali, sociali, razziali, religiosi e politici;
  • riconoscere i valori sostanziali delle eredità e delle diversità culturali, di espressione e di fede, quale fondamentale contributo alla rigenerazione spirituale e materiale, affermando la cultura dell’unità nel rispetto della specificità;
  • costituire una concreta barriera reattiva verso il banale e la stupidità che creano forme di deresponsabilizzazione e riducono sensibilmente gli spazi di autentica promozione umana;
  • sviluppare il proprio discorso compositivo in vista del potenziamento della valenza espressiva e comunicativa della parola poetica;
  • considerare l’amore come criterio fondamentale di giudizio, di espressione, e di azione;
  • rappresentare con l’atto di “disordine poetico” la coscienza critica dell’uomo, il disaggio delle contraddizioni sociali e della mercificazione globale, l’arco delle spinte alla disperazione che traggono origine nell’egocentrismo, nel consumismo e nelle accumulazioni sbilanciate della ricchezza;
  • promuovere azioni di comunicazione e di smascheramento contro la falsa informazione e le lusinghe strumentali dell’industria culturale;
  • sostenere i valori della famiglia, della scuola, dell’associazione, del volontariato, quali contenitori di formazione ed educazione etico-sociale in aperta comunione tra i popoli.

I poeti partecipanti all’incontro del “Rhegium”, al riguardo, inoltre, ritengono di dover condannare:

  • la mancanza d’indignazione e d’intervento verso tutte le forme di cultura di morte, di genocidio, di violenza e di terrorismo che si registrano in molte aree del pianeta;
  • la scelta della guerra come soluzione imprescindibile delle controversie internazionali;
  • la caduta di tensione nella soluzione di problemi della giustizia, nella lotta contro la violenza mafiosa e l’illegalità diffusa dei potentati economici nazionali e multinazionali a tutto danno delle classi e delle aree più deboli del mondo;
  • il mancato superamento di ogni forma di dualismo, edonismo, e municipalismo che indeboliscono i valori di solidarietà e alimentano divisioni e conflittualità.

E poiché ogni tempo resta sempre il tempo dell’uomo, i poeti continueranno a lottare affinché su tali denunce non cali il silenzio e nessuno accetti questo come il secolo dell’assenza, dell’odio e della disumanità.