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Se il virus che proviene dal Catai
e nel Lombardoveneto fa guai,
giunge a Locri, scendendo in meridione,
proporrò maschi e femmine in riunione
in villa, in un gioioso isolamento,
come fece Boccaccio, nel Trecento,
ad inventare storie scollacciate
(o, almeno, amene,se non castigate)
e trascorrer, così, la quarantena,
senza pensare al morbo e senza pena.

Ed eremi di colori sospesi nel dolore
infranti dallo spazio di una tela
a trovar significato da una prodigiosa mano
per divenire coscienza e impressione.

Anfratti d'infinito circondano l'entità
lacrime di donna perduta nella storia
lontane nel silenzio dell'universo
avranno riposo all'ombra della sera.

E ora (tutti insieme)
un'ovazione ai miei ricordi.
Ma solo a quelli persi lasciati
abbandonati o soffocati
al risveglio.
Quelli stracciati come un'alga
viscidi e spezzati dentro.
Quelli morti tra le risate
cuciti addosso ai sogni
e poi riposti a caso.
Tu e tu che tenevate il filo
voi che tagliavate il senso
e poi la forma e la sostanza, voi ch'eravate ombre
di rami dissolti in un sospiro
in un mattino a caso.

Ti ho sentito Reggio

col tuo cuore stanco

chiedere al mare

tanta schiuma e vento

e ungere la notte

di sapone e pianto

quando la vita ti sporcò

nel lurido di fogne

e nel deserto di voci

tacquero per sempre

le muse audaci

e le sirene dalla coda viola.