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di Natale Pace

“Nella mia città ho cercato l’infinito attraverso la mia gente, i paesaggi del mare e della montagna; ho interloquito intensamente e vivacemente per creare qualcosa di più, qualcosa di migliore”

Leggo nella premessa del tuo recente “Politica e Società” e poi aggiungi: “Ecco perché ne ho scritto”

Amico mio, ti auguro di vivere almeno vent’anni più di me e siccome ho intenzione di campare ancora a lungo, ti assicuro che è un ottimo augurio, ma quando, non prima del 2060 Dio vorrà chiamarti a sé (le aspettative di vita stanno aumentando sai!), io consiglio a chi ci sopravviverà di scriverle sul tuo marmo queste poche parole, perché racchiudono la tua missione esistenziale e, volendo fare i conti, due più due, con eccezionali risultati in termini di contributo alla crescita  della tua Città e della nostra Regione.

Nell’eccezionale impegno come professionista e come uomo politico prima e successivamente, da oltre cinquant’anni, nel nostro Circolo Culturale Rhegium Julli, del quale ora reggi il timone, hai prodotto occasioni straordinarie di discussioni stimolanti, tali che mi portano a dire che se questa Città, questo territorio metropolitano, se questa regione, la punta del Paese Stivale da almeno un secolo e mezzo messo sotto i piedi dal Paese, hanno ancora una speranza, un miraggio di futuro civile per chi ci vive e per chi ci vivrà, in buona parte lo devono a te e a quanti, non molti, come te vi hanno dedicato ogni minuto delle proprie giornate.

Scrivo e mi viene in mente il tuo immenso amore per i giovani, la sfrenata volontà di creare condizioni di acculturamento, di conoscenza civile e sociale, specialmente nelle scuole.

Tu hai fortemente voluto il Premio Nazionale Cultura Giovani del Rhegium Julii, tu il prestigioso Premio Rhegium Julii Inedito e ancora tu, sempre tu hai inventato quel processo di coinvolgimento degli studenti degli Istituti Superiori attraverso le Lezioni a Sorpresa. Si va a cercarli gli studenti nelle loro sedi di studio, nelle classi e si ragiona con loro degli autori calabresi, che i programmi ministeriali trascurano, che non vengono se non raramente inseriti nei programmi di studio, nelle antologie. Nessuno credo al tuo livello, nessuno come te, con il tuo stesso amore, perché se non ne parliamo noi dei nostri, figurati se ne parlano nelle altre regioni.

Scrivi ancora, caro Pino:

“Il senso del dovere mi ha stimolato ad entrare con umiltà nel cuore dei problemi e lavorare per fare azione e testimonianza attraverso la mia attività professionale, con la partecipazione alla vita attiva nei settori del lavoro, del sindacato, della politica, dell’università, del teatro, dell’associazionismo, a trecento sessanta gradi”

E non dici nulla dei tuoi scritti, non parli mai dei tuoi versi, non dici nulla delle pagine e pagine di poesia pura, creata in punta di lapis, “con cuore puro”, come diceva Attila Jozsef. Perché tu che hai consegnato premi prestigiosi a mezzo mondo di poeti, come accadde a Leonida Repaci sei restio a promuovere la tua splendida poesia, gli scritti pieni di saggezza e nessuno pensa a riconoscertelo uno, prestigioso, internazionale che lo meriteresti tutto.

Perché, caro Pino, tu non cambi a seconda se fai il presidente del Rhegium o scrivi poesie, sempre quello sei: appassionato e cuore in mano a rivendicare per la tua gente, per la nostra gente, condizioni di vita, opportunità, sviluppo e civiltà paritari rispetto all’altra Italia. Non cambi se ti fermi davanti al mare a considerare i motivi della tua esistenza:

E non so se sono io che incalzo un’ombra

o è l’ombra che mi spinge contro il muro:

Sento che solo odore adesso basta

e il mare che sbreccia la sua riva.

Esisto, esisto ancora nella brezza

E provo a interrogare il mio destino.

(Da Tramonto sullo Stretto – RC 2 dicembre 2002)

E così amico Pino Bova, ti sei deciso? Alla buon’ora! Era tanto tempo che mi accennavi alla idea di mettere insieme in una raccolta antologica tutti i componimenti poetici di oltre cinquant’anni di discorso poetico, ma ne accennavi solamente, come una cosa bella, sì, ma che pareva quasi t’impicciasse il tempo da dedicare agli altri impegni, da dedicare agli altri poeti, ai giovani, alla tua Città. Mi veniva da pensare: “Tanto non lo fai, figurati!”

Invece no, l’hai fatto e questo volume è uno scrigno ricolmo di preziosità, una poesia, come mi pare di avere già scritto, con la quale la critica e la Calabria in futuro dovranno fare i conti quando si scriverà la storia della letteratura calabrese a cavallo tra il ventesimo e il ventunesimo secolo. Chi vorrà discutere di poesia calabrese impegnata non potrà fare a meno di ricordarti insieme ai nostri grandi che ti fanno buona compagnia: Lorenzo Calogero, Franco Costabile,  Gilda Trisolini, Ermelinda Oliva, Corrado Calabrò, Dante Maffia, Michele Rio, Giuseppe Selvaggi, Giusi Verbaro.

Avuto in mano il bel volumone “Ossigeno” fresco di stampa per la Iride della Rubettino, la sorpresa è stata il non trovarci solamente le sette raccolte già pubblicate a suo tempo: Diamoci  la Mano (1966), Uomini Sempre (1977), Dimensione Uomo (1984), L’Albero del Pane (1991), Così tenero, così fuggitivo (1999), La Parola Esclusa (2003) e Millennium’s Coat (2003), ma anche quattro bellissime sillogi inedite: Un’Altra Libertà 1999-2020, Ossigeno (2012-2013), Sono Come Sono (dal 2008 ad oggi) e le recentissime di Turno di Notte.

Ne viene un tomo di oltre settecento pagine di vita poetica lunga cinquantasei anni che ti racconta per come veramente sei,

uomo con tutti i dubbi esistenziali degli uomini: 

Ma forse un dio non c’entra

in tutto questo.

Siamo noi la piaga, l’infezione,

l’abuso di potere sulla terra 

uomo con le paure degli uomini:

Che senso ha

rosicchiare dai bordi

lo sgomento

se è proprio nel cuore

l’ansietà.

Dianzi l’acqua versata

è stata riassorbita

e nel tempo trascorso

goccia a goccia

era un immenso lago

da inghiottire.

uomo con la rabbia degli uomini:

Ma comunicatelo

che non basta scommettere

sulla vita eterna

perché all’improvviso

salta un ingranaggio

e il viaggio è interrotto

a metà strada

uomo-poeta che dialoga con la poesia:

Poesia

Era un po’ che volevo parlarti

da solo a solo

tra le pareti della vecchia casa.

Da troppi anni sentivo i tuoi lamenti

e mancavo diversi appuntamenti.

Avevo evitato d’incontrarti

per non far criticare la mia assenza.

Ma ora che la pagina gira

non ha più senso chiuderti la porta,

scendere nel reparto magazzini

per cercare le antiche diversioni.

E’ tempo di parlare apertamente,

di scrivere la storia ch’è mancata.

La cassaforte è piena di gioielli,

l’anima reclama il tuo risveglio.

Basta restare chiusi nel recinto.

Apri la porta sulla strada

e vai!

Tempo fa, in una privata corrispondenza nella quale si parlava della mia e della sua poesia, mi ha detto Enrica Bonaccorti che scrivere poesia non è solo andare a capo ogni tanto. Aggiungo che scrivere poesia può essere il martirio di una vita, com’è stato per Lorenzo Calogero, Michele Rio, Franco Costabile che alla poesia hanno sacrificato la vita, ma è anche i tuoi versi di impegno sociale, tutti dediti alla crescita, alla equità sociale, per lasciare alle generazioni future una Calabria “pareggiata” con l’altra Italia; pareggiata nei servizi, nelle infrastrutture, nelle opportunità, nel lavoro. 

Caro amico Pino, è’ un libro, questo “Ossigeno” che non collocherò subito nella mia biblioteca; mi terrà compagnia per tanto tempo ancora in queste afose giornate del nostro Sud, martoriato, vilipeso, incendiato, ma vivo e positivo nell’impegno di uomini vivi e positivi come te.

Io ti voglio bene. Voglio bene al tuo impegno culturale e voglio bene alla tua poesia, ma non per questo penso di assegnarti il titolo di Cavaliere della poesia calabrese; Cavaliere per il tuo senso dell’onore poetico che mai hai tradito, per la misura in ogni tua espressione di vita, per la innata cortesia dei tuoi versi e per il garbo dei tuoi sentimenti, mai esternati con violenza, anche quando ne avresti buon motivo.