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Di Anna Foti

"Si celebra in tutta Italia la giornata dell'Unità nazionale, della Costituzione, dell'Inno e della Bandiera. Nel rispetto delle norme di sicurezza per l'emergenza sanitaria la Presidenza della Repubblica ha annullato le previste cerimonie pubbliche. Il clima di difficoltà, di incertezza e di sofferenza che stiamo vivendo rende ancora più stringente la necessità di unità sostanziale di tutti i cittadini attorno ai valori costituzionali e ai simboli repubblicani", così ha commentato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella una giornata così significativa, in un momento così drammatico e cruciale. 

L’Italia ha ricordato in un clima surreale i 159 anni dalla sua travagliata Unità. Lo ha fatto sommessamente, senza celebrazioni perché, pur se unita, attende il picco di una pandemia di cui è diventata epicentro in Europa.

“L’Italia è parte dell’Europa e l’Europa soffre con l’Italia. In questo momento in Europa siamo tutti italiani”. Lo ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen in un videomessaggio in italiano nei giorni scorsi, ribadendo che la Commissione europea avrebbe fatto - come ha fatto e sta facendo -  tutto il possibile per sostenere l’Italia.

Prescindendo dai molteplici aspetti controversi che scandirono il percorso verso il traguardo dell’Unita’ dell’Italia, mai come in questa occasione, ricordare la nostra giovane Unione deve rappresentare la ragione più radicata dentro il nostro animo per alimentare la determinazione condivisa nel proposito comune di sentirci responsabili del nostro Paese. Un Paese duramente messo alla prova da questo insidioso coronavirus di Wuhan (SARS-CoV2), causa della contagiosa malattia respiratoria acuta nota come CoVid19, che ha già contagiato oltre venticinque mila italiani e già mietuto oltre duemilacinquecento vittime in poche settimane.

La Repubblica riconosce il giorno 17 marzo, data della proclamazione in Torino, nell'anno 1861, dell'Unità d’Italia, quale «Giornata dell'Unità nazionale, della Costituzione, dell'inno e della bandiera», allo scopo di ricordare e promuovere, nell'ambito di una didattica diffusa, i valori di cittadinanza, fondamento di una positiva convivenza civile, nonché di riaffermare e di consolidare l'identità nazionale attraverso il ricordo e la memoria civica” (articolo 1, comma 3, legge 23 novembre 2012, n. 222).

Da neppure dieci anni il Parlamento ha istituito la giornata del 17 marzo per ricordare la proclamazione del Regno d’Italia avvenuta, in questa data, nel 1861.

“Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861” (legge n. 4671 del 17 marzo 1861 del Regno di Sardegna).

Dopo oltre ottant’anni, dopo due Guerre mondiali, dopo il regime Fascista e la Resistenza, quel Regno é diventato una Repubblica.

Repubblica che la Costituzione ha blindato nel 1948 nell’articolo 139 che chiude in modo perentorio il testo:

La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”.

L’Unità, e dopo anche la Liberazione coinvolsero il Nord e il Sud divenendo tappe di un percorso comune e fondamentale per l’identità di quella che oggi chiamiamo Italia e di quel paese che in questo momento è per l’Europa fonte di preoccupazione ma anche di esempio. 

Il suo nome pare sia nato al Sud. Storici, filosofi e geografi antichi attribuirono il nome Italia alla zona che dall'Aspromonte arriva alle Serre, attraversando l’attuale città metropolitana di Reggio Calabria e, in parte, quelle di Vibo Valentia e Catanzaro; solo successivamente il nome fu riferito ad un territorio che si estese fino a diventare il Paese che oggi conosciamo.

L’enciclopedia Treccani ricostruisce la storia del nome Italia coniugando il piano etimologico e linguistico e quello storico.

Secondo Antioco di Siracusa (Dion. Halic., I, 35) - pensiero comune anche ad Aristotele - il nome Italia deriva dal potente principe di stirpe enotrica, Italo, che governò il territorio estremo della penisola, compreso tra lo stretto di Messina e i golfi di Squillace e di Sant'Eufemia, e che lui stesso chiamò Italia. Egli fu il fondatore di Pandosia Bruzia, la capitale del suo Regno, probabilmente da identificare con la città odierna di Acri, in provincia di Cosenza.

Che tale nome restasse riferito solo alla punta dell’attuale Paese, è convinto Ecateo. Frammenti delle sue opere lo associano a Medma, Locri, Caulonia. Tuttavia è autorevole la conferma dell’estensione del nome Italia, come riporta l’enciclopedia Treccani, che proviene da Strabone. Al tempo in cui egli visse, tale nome designava la regione compresa tra lo stretto di Messina, il fiume Lao e il confine orientale del territorio di Metaponto (VI, 24). Lo stesso Erodoto collocava Taranto in Italia (I, 93; III, 136, cfr. Dion. Halic., I, 73) e per Tucidide (VII, 33, 4) l'Italia cominciava a Metaponto. Dunque è plausibile che anticamente questi fossero i confini dell’Italia.

L’etimologia è differente, ma non lo stesso dicasi per la collocazione geografica, secondo Ellanico (Dion. Hal., I, 35) che racconta dello smarrimento di un capo di bestiame di Eracle mentre con il suo gregge attraversava l'Italia per arrivare in Grecia. Durante la ricerca aveva saputo che, secondo l'idioma indigeno, la bestia aveva lo stesso nome di tutta la regione, ossia vitulus, 

voce evidentemente derivata dal Latino nel Greco dell'Italia meridionale, indicante la ricchezza in bestiame bovino della regione. Altre popolazioni italiche avevano tratto il loro nome da animali che poi avevano dato il nome alla regione. Si ritiene, a questo proposito, che il vitello fosse il totem della stirpe degli Itali.

Intorno al 300 a. C. l’Italia si allargò alla Campania e poi, come ricostruisce l’enciclopedia Treccani, “nei primi decennî del sec. III a. C. tutta la penisola, dall'Arno e dall'Aesis allo stretto di Messina, fu amministrativamente e militarmente unificata sotto la dominazione romana, e le diverse stirpi che l'abitavano, Latini, Sabelli, Etruschi, Apuli e Greci furono costretti a combattere sotto le insegne di Roma con la comune designazione di togati, cioè uomini della toga; il nome d'Italia abbracciò tutta la penisola nei limiti indicati (...). La conquista infine del territorio padano e la consapevolezza dell'unità geografica della penisola fecero sì che nel corso del sec. II il nome Italia, pur conservando in senso stretto il significato politico sino al limite Arno-Aesis, si allargasse al territorio tra le Alpi e i due mari italiani. Le prime testimonianze su questo uso più largo del nome sono in Polibio e in Catone. E l'estensione anche ufficiale del nome a tutta intera la penisola fu compiuta allorché Ottaviano nel 42 abolì la provincia Cisalpina creata da Silla e comprese anche l'Italia settentrionale nella sua divisione in regioni.

L'unione amministrativa della Sicilia, Sardegna e Corsica, che avevano formato fino allora provincia a sé, all'Italia si ebbe solo con Diocleziano che, governando tra il III e il IV secolo, comprese le tre isole nella diocesi italiciana, (...)*.

Una digressione per riflettere e ricordare, anche adesso che l’Italia pare divisa in due - il Nord in trincea contro il Covid 19 e il CentroSud in allerta - che l’Italia resta Una e Indivisibile, come recita anche la nostra Costituzione, e che la sua grandezza è merito di tutti gli Italiani che in ogni sua parte da millenni la popolano.

Così come recita nella sua lettera** Distanti ma Uniti, lo scrittore e youtuber Francesco Sole, oggi più che mai dobbiamo ricordarci di vivere, crescere e sognare in una piccola briciola di mondo chiamata Italia, traboccante di bellezza e poesia e che, soprattutto in questo momento, chiede a noi tutti di proteggerla. Rest (tiamo) a casa. 

Approfittiamo di questo tempo per imparare a rallentare, a respirare e a riappropriarci della profondità così assaltata dalla frenesia quotidiana alla quale adesso dobbiamo rinunciare. “La micidiale polmonite che soffoca il respiro sta a specchio dell’espansione umana che soffoca l’ambiente. L’ammalato chiede aria e aiuto a nome di sé stesso e del pianeta intero (...). Cambiata la graduatoria delle priorità, ora conta l’urgenza di salvarsi e anche di scontare l’imprecisata quarantena in luoghi familiari. Il Meridione percepito più salubre, è di certo ambiente più cordiale per placare l’ansia di uno stato di assedio. ‘Basta che ce sta o sole, basta che ce sta o mare...’, non è una terapia riconosciuta però fa bene all’anima affacciarsi al balcone e farsi illuminare”, scrive Erri De Luca su Repubblica ***.

Fermiamo nella nostra mente quanto ci sta accadendo e impariamo oppure continuiamo a praticare l’esercizio della memoria, il solo che potrà insegnarci a non commettere gli stessi errori, ad andare avanti dopo questa drammatica crisi da persone migliori. 

Viviamo in modo diverso uno spazio che fino a ieri abbiamo ritenuto sempre uguale. 

Scopriamo un Nuovo Tempo Presente e, nel frattempo, regaliamoci il Futuro

Link: 

Italia, enciclopedia Treccani: http://www.treccani.it/enciclopedia/italia_%28Enciclopedia-Italiana%29/

Francesco Solehttps://m.facebook.com/francescosolee/videos/3042833655748220/

Repubblica. Perchè la natura ci soffocahttps://rep.repubblica.it/pwa/commento/2020/03/17/news/perche_la_natura_ci_soffoca-251569264/?refresh_ce