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Di Anna Foti

«Know your own happiness You want nothing but patience - or give it a more fascinating name, call it hope» (Sense and Sensibility Volume I - Chapter 19, traduzione di Giuseppe Ierolli)

«Imparate a conoscere le cose buone che avete. Non vi manca nulla se non la pazienza... o se preferite un nome più affascinante, chiamatela speranza» (Ragione e Sentimento)

Un invito a seguire il cuore, a vivere con speranza e a riconoscere ciò che di buono ci circonda, e che spesso dimostriamo di non avere la pazienza e l'umiltà di apprezzare, è quello contenuto nella citazione tratta dal romanzo "Sense and Sensibility" ("Ragione e sentimento") - il titolo originario era "Elinor and Marianne" - il primo romanzo ad essere scritto (1795) e ad essere pubblicato con lo pseudonimo By a Lady (1811), dalla scrittrice britannica Jane Austen. Questa citazione è stata scelta per il memorial eretto di fronte al numero 8 di College street a Winchester, nell'Inghilterra meridionale.

In quell'abitazione, a soli 41 anni, Jane Austen, nata nel 1775 a Steventon, paesino di campagna della contea dell'Hampshire, morì tra le braccia della devota sorella Cassandra il 18 luglio 1817. La causa fu una malattia all'epoca avvolta nel mistero, accreditata in seguito come morbo di Addison e successivamente tornata protagonista anche di altre ipotesi.

Winchester ospita anche la maestosa cattedrale gotica, con una delle navate più lunghe d'Europa, dove si trova la sua tomba. Una lastra sul pavimento la ricorda con accanto una targa di ottone posta alla fine dell'Ottocento con i proventi della prima biografia dedicata a Jane Austen, "Memoir of Jane Austen" ("Ricordo di Jane Austen"), pubblicata nel 1869 (datata 1870) e scritta dal nipote James Edward Austen Leigh. Lui fu «il più giovane dei dolenti» e unico rappresentante maschile della famiglia (alle donne era preclusa la possibilità di partecipare) al funerale di 'zia Jane', svoltosi in cattedrale il 24 luglio 1817. Con questa targa si riconobbe (finalmente!) anche il valore di Jane Austen come scrittrice («known to many by her writings»- «conosciuta da molti per i suoi scritti»).

Viaggio a Austenland

Il giardino dinnanzi al numero 8 di College Street, nel cuore della contea dell'Hampshire, nell'Inghilterra meridionale, e la cattedrale di Winchester sono state tappe del primo viaggio sociale promosso per il bicentenario della morte della scrittrice, dalla Jane Austen Society of Italy (Jasit) nel 2017.

A Winchester, proprio nel 1817, Jane Austen iniziò a scrivere il romanzo "Sanditon", rimasto incompiuto per la sofferenza della malattia e l'avvento della morte sopraggiunta all'alba del 18 luglio di quello stesso anno.

Il viaggio è iniziato da Londra che Jane Austen conosceva e dove spesso si recava in visita dal fratello Henry, che visse e lavorò nella città di Westminster, nel distretto reale di Kensington e Chelsea, e nel borgo di Camden, nei quartieri di Knightbridge e Covent Garden, in Sloane street, Hans place e Henrietta street.

Immancabili le tappe presso lo storico negozio Twinings, licenza commerciale più antica dell'Inghilterra risalente al 1707, dove anche Jane e la famiglia Austen si rifornivano di tè, e presso la libreria Hatchards, la più antica di Londra nata nel 1797 e sita nella centralissima Piccadilly. Si narra che la stessa Jane Austen acquistò lì "The mysteries of Udolpho" della pioniera della scrittura femminile e gotica a lei coeva Ann Radcliffe, romanzo che appassionò la scrittrice come anche il personaggio di Catherine Morland, protagonista del romanzo "Northanger Abbey" ("L'abbazia di Northanger").

I Luoghi e i Romanzi

Lasciata una Londra insolitamente assolata, il viaggio ha avuto come tappa la contea dell'Hampshire, nel sud dell'Inghilterra, per visitare Alton, Basingstoke, dove Jane Austen frequentò le assembly room mentre viveva a Steventon e poi a Chawton. Qui la storia dei luoghi è particolarmente intensa perché è sopravvissuto il cottage, oggi un museo, in cui Jane Austen visse dal 1809, dopo la parentesi a Bath, e dove scrisse fecondamente. Le stanze e le esposizioni hanno consentito la rievocazione della vita quotidiana della scrittrice. Un tuffo, dunque, tra le sue pagine, le sue lettere, le sue parole e quelle emozioni mai intaccate dal tempo, alla vista del tavolino dal quale, lontana da ogni vanità o superbia, scrivendo, contribuì alla letteratura con i capolavori intitolati "Mansfield park", "Emma" e "Persuasion" ("Persuasione"). Anche a Chawton un sole caldo ha esaltato la natura del giardino intorno alla casa - museo e l'incanto dei colori e del profumo di lavanda hanno invitato ad una suggestiva pausa sulle panchine e sul prato.

Nei mesi scorsi, a causa della pandemia da Covid-19, il museo non ha potuto contare sulla sua unica fonte di sostentamento - ovvero i biglietti dei visitatori - trovandosi dunque in seria difficoltà. Per questo, il Jane Austen's House Museum ha lanciato una raccolta pubblica online con l'obiettivo di raggiungere una cifra che ne permettesse la riapertura (https://www.hampshirechronicle.co.uk/news/18526269.jane-austens-home-saved-fundraising-appeal/).

Da Chawton, luogo della piena maturità, a Steventon, luogo dell'infanzia, dell'adolescenza e oltre, il passo è stato in realtà breve; nella vita di Jane Austen il percorso, tuttavia, fu inverso - l'alfa fu Steventon e l'omega fu Chawton - e con la tappa intermedia di Bath. Da Steventon, nel 1801, Jane Austen con la famiglia si spinse fino alla contea di Somerset nella città di Bath per poi tornare nel 1809 nello Hampshire, a Chawton.

La quiete nobile e intensa di questi luoghi ispirò i primi e noti romanzi della scrittrice britannica. Ella dimostrò come la mente e la penna potessero spingersi oltre ogni confine fisico e geografico quando la materia di cui si aveva l'audacia e la sensibilità di pensare e scrivere fosse il cuore.

A Steventon, Jane Austen si dedicò alla scrittura, avviando da giovanissima la sua storia letteraria con la stesura dei tre volumi di scritti giovanili noti come "Juvenilia" - attualmente alla British Library di Londra è possibile ammirare soltanto il terzo volume aperto sulla pagina di "Catherine, or the Bower" - e del romanzo epistolare "Lady Susan" (1794). Nel 1795 e nel 1796 iniziò a scrivere "Sense and Sensibility" (il titolo originario "Elinor and Marianne") pubblicato con lo pseudonimo "By a lady" nel 1811, e "Pride and prejudice" (titolo originario "First impressions"), "Orgoglio e Pregiuydizio", poi pubblicato nel 1813. Sempre a Steventon nel 1798 iniziò a scrivere "Susan", revisionato a Bath e pubblicato postumo con il titolo di "Northanger Abbey" nel 1817 (datato 1818), con la protagonista di nome Catherine piuttosto che Susan. A Steventon Jane Austen nacque e visse per 25 anni; laddove si ergeva la sua casa natia, la canonica del reverendo George Austen, resta la suggestione dei luoghi mentre è visitabile la chiesa di St Nicholas dove il reverendo Austen, suo padre, predicava.

Il viaggio è terminato a Bath. Qui il cielo plumbeo, gravido di qualche pioggerellina, si è imposto dopo che il sole cocente dei giorni precedenti aveva tradito ogni aspettativa circa il tipico e grigio clima inglese. Nonostante ciò, per nulla compromessa è stata la vista dell'affascinante Royal Crescent, trionfo delle architetture georgiane armoniose e imponenti di John Wood padre e figlio; poi alla volta di altre tracce austeniane, come la targa che campeggia al numero 4 di Sidney Place, dove Jane Austen visse.

Altri luoghi raccontano della sua vita come il Sidney garden; poi ancora l'Assembly room, la Pump room, posti di ritrovo per ballare, gustare il tè e bere le acque (Bath oggi custodisce le uniche terme di epoca romana di tutto il Regno Unito), Laura Place, Camden Place, Milsom Street e Gay Street, dove dal 1999 sorge anche il Jane Austen Center con esposizioni e ambientazioni georgiane e sala da tè in pieno stile regency con i gustosissimi 'scones'. Tutti luoghi che impregnano le pagine dei suoi romanzi, in particolare "Northanger Abbey", alla cui revisione si dedicò a Bath, e "Persuasion" i cui protagonisti pare di vedere passare in prossimità di Union Street. Nel 1803 proprio a Bath Jane iniziò la stesura del romanzo "The Watsons", purtroppo rimasto incompiuto.

Sulle tracce di Jane Austen in Inghilterra

Così nel 2017 un gruppo di appassionati, tra cui anche una giovanissima lettrice, accompagnati dalla presidente del sodalizio Silvia Ogier e dalla guida di origini italiane Roberto Di Gioacchino, ha attraversato la vita della scrittrice, che del cuore scrisse con profondità, arguzia ed ironia, attraverso i luoghi significativi della sua vita.

Provenienti dal Trentino Alto Adige, dalla Lombardia, dalla Toscana, dall'Emilia Romagna, dal Lazio, dalla Puglia e dalla Calabria, lettrici e lettori hanno seguito le tracce e ripercorso la vita di una scrittrice determinata a vivere della sua penna quando, per una donna, audace era persino firmare un proprio scritto; una passione che ha dimostrato di attraversare tutta l'Italia e che da tante regioni ha mosso lettrici e lettori alla ricerca delle emozioni tradotte in parole con cui la 'english novelist' per antonomasia affrescò uomini e donne di un'epoca, esplorando e raccontando l'animo umano con spirito e passione. Intere generazioni hanno letto, leggono e continueranno a leggere, e a guardare nelle innumerevoli trasposizioni cinematografiche realizzate, l'umanità che Jane Austen seppe descrivere tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento con sorprendente modernità.

La sosta nel giardino sito al numero 8 di College street a Winchester, laddove Jane Austen spirò giovane e sofferente il 18 luglio 1817, è stata impreziosita dalla lettura curata da Giuseppe Ierolli, consigliere e fondatore della Jane Austen Society of Italy, della lettera che il 20 luglio 1817, due giorni dopo il distacco, Cassandra, che fino all'ultimo assistette la sorella Jane, scrisse alla nipote Fanny Knight: «Ho perso un tesoro, una Sorella, un'ami-ca che non potrà mai essere superata. - Era la luce della mia vi-ta, rendeva preziosa ogni piccola gioia, alleviava ogni pena, mai le ho nascosto un mio pensiero, ed è come se avessi perduto una parte di me stessa».

Giuseppe Ierolli e Gabriella Parisi, anche lei consigliera e fondatrice, hanno avuto il merito di scandire alcune tappe del viaggio con letture di scritti e lettere che hanno reso ancora più pregnante e suggestivo il tour.

Un viaggio straordinario, insomma, tra i luoghi diventati parole ed emozioni attraverso i romanzi e le lettere di Jane Austen, oggi affresco compiuto di un'epoca trascorsa e tuttavia segnata da sussulti del cuore e tormenti dell'animo senza tempo.

Suffragio e letteratura Universale, donne e scrittrici in marcia per una società più libera

«It isn't what we say or think that defines us, but what we do»

«E' ciò che facciamo, non ciò che pensiamo o diciamo a definire ciò che siamo»

Lo scrisse Jane Austen nel suo romanzo "Sense and sensibility" ("Ragione e sentimento"). Non sorprende quindi che proprio Jane Austen, unitamente a Charlotte ed Emily Bronte, a Maria Edgeworth e a Fanny Burney, attraverso i romanzi e le donne e gli uomini protagonisti delle storie, abbia marciato al fianco delle altre donne per il riconoscimento del Suffragio Universale. Se quello fosse stato il loro tempo, tutte loro lo avrebbero fatto di persona.

Invece la presenza è stata affidata a stendardi colorati nati dalle mani e dalla passione civile delle donne riunite, su impulso dell’artista britannica Mary Lowndes, nell’associazione Artists’ Suffrage League (ASL), la Lega delle artiste per il Suffragio Universale che realizzava anche vessilli e decorazioni per abiti. I loro nomi su questi stendardi hanno camminato sulle gambe delle scrittrici, componenti del gruppo considerato tra i più attivi, e accanto alle ali dell’Aquila, simbolo della Women Writers’ Suffrage League.

Donne di tutte le professioni avevano formato, infatti, dei gruppi per dare voce a questa battaglia di civiltà all’interno della National Union of Women’s Suffrage Societies (NUWSS), fondata nel 1897 per sostenere la causa del Suffragio Universale nel Regno Unito. Un movimento pacifico aperto anche alla partecipazione degli uomini. 

In marcia, nelle fila della Women Writers’ Suffrage League, dunque, da quel 13 giugno del 1908, anche le scrittrici, tutte, pure quelle non più in vita ma che, se lo fossero state, sarebbero state presenti. L’ostinazione appassionata di Elizabeth Bennet, la dolce tempra morale di Jane Eyre, la tenacia dei sentimenti di Catherine Earnshow, nate dalla penna di Jane Austen, di Charlotte e di Emily Bronte, non sono segnarono la letteratura universale ma contribuirono ad ispirare battaglie importanti per la costruzione di una comunità più equa e libera.

Non furono - e ancora oggi non sono -  solo personaggi letterari femminili, ma donne che nel loro tempo sfidarono convenzioni e pregiudizi per affermare il loro diritto a determinare il loro destino, come le scrittrici che dando loro vita contribuirono all’emancipazione femminile, di cui anche il suffragio universale è espressione fondante, e ad una visione del mondo e della società più giusta e inclusiva. Le stesse vite delle scrittrici incarnarono l’impegno per la Libertà delle donne da atavici retaggi patriarcali e il coraggio delle scelte di vivere della propria penna e di prediligere l’anonimato (Jane Austen si firmava By a Lady e Charlotte ed Emily Bronte si firmavano rispettivamente Currer ed Ellis Bell), quale forma assoluta di libertà di espressione in un mondo estremamente maschilista e incapace di riconoscere alla donna e alla scrittura dignità umana, sociale e professionale.

Il circolo Rhegium Julii omaggiò Jane Austen per il bicentenario della sua morte nel 2017

Proprio il 18 luglio 2017, ospitando la scrittrice trevigiana Giovanna Zucca* nell'ambito della rassegna "Autori sotto le stelle", nella cornice de palazzo della Cultura Crupi di Reggio Calabriam, il circolo Rhegium Julii ha ricordato la scrittrice britannica, autrice di sei tra i romanzi più noti della letteratura inglese. Il circolo Rhegium Julii conosce Giovanna Zucca dagli albori della sua attività, avendole consegnato il premio "Fortunato Seminara Opera Prima" per il romanzo d'esordio "Mani calde" nel 2012. Tornata in riva allo stretto per presentare il suo ultimo romanzo giallo "Turno di notte", incentrato su un'altra indagine per il commissario Loperfido e la giovane assistente Luana Esposito, già noti al lettore del precedente romanzo "Ässassinio all’Ikea", l'occasione è stata ghiotta per dedicare l'appendice dell'incontro ad un reading tratto dal romanzo "Una carrozza per Winchester. L'ultimo amore di Jane Austen", edito sempre con i caratteri di Fazi e scritto da Giovanna Zucca che per Jane Austen nutre una vera e propria passione.

"Sono da sempre una devotissima Janeite, ovvero una lettrice e ammiratrice dell'autrice inglese. Una domenica di qualche anno fa - ha raccontato Giovanna Zucca -  lessi sul domenicale del Sole 24 ore un articolo che spiegava la probabile causa della morte a neppure 42 anni della Austen. Gli studiosi si dicevano concordi nel ritenere che la scrittrice fosse affetta dal morbo di Addison. Fui turbata dalla lettura dell'articolo e poiché lavoro in ospedale e conosco abbastanza l'insufficienza delle ghiandole surrenali  ( responsabile del morbo di Addison) decisi di fare delle ricerche sul dottor Addison e su come arrivò a elaborare la sua scoperta. E' stato un bel viaggio immaginare due grandi ingegni come Jane Austen e Thomas Addison che si confrontano in una dialettica che vede il sentimento prevalere sulla ragione, sull'orgoglio e anche sul pregiudizio".

Il romanzo, insignito della menzione d’onore al Premio Merck Serono 2014,  è stato pubblicato nel 2013, proprio in occasione del bicentenario della pubblicazione di "Orgoglio e pregiudizio" (1813 - 2013), tra i sei romanzi più noti, letti e frequentati dal cinema. Dopo l'introduzione dell'allora presidente del circolo Mafalda Pollidori e la presentazione del volume "Turno di notte" a cura del socio del circolo Rhegium Julii, tra i giovani pionieri di questo sodalizio, Felice Campolo, il reading avviato dalla socia del circolo Teresa Scordino. L'incontro è stato concluso dalla direttrice di palazzi Crupi, Annamaria Franco.

Jane Austen morì all'età di 41 anni, il 18 luglio 1817, a Winchester, città dove, assistita dalla devota sorella Cassandra e dal fratello Henry, trascorse gli ultimi mesi di vita e dove Giovanna Zucca ambienta il suo romanzo. Ancora oggi, in assenza di documentazione medica giunta fino ai nostri giorni e di un'autopsia, come si legge in un pannello della mostra dedicata alla scrittrice e allestita alla Allen Gallery di Alton nella contea dello Hampshire, la malattia che causò la morte della amata scrittrice resta oscura e avvolta nel mistero. Esistono, però, diverse ipotesi, come quella piuttosto controversa del morbo di Addison, scoperto appunto dal medico inglese Thomas Addison solo nel 1849 (oltre trent'anni dopo la morte di Jane Austen) e alla quale si ispira il romanzo di Giovanna Zucca. La scrittrice trevigiana immagina per Jane Austen un amore travolgente proprio mentre la malattia e le sue condizioni fisiche sfidano il suo corpo, le sue tenaci dita nere d'inchiostro e la sua passione per la scrittura. Un amore che è frutto dell'invenzione e che Giovanna Zucca fa vivere ad una scrittrice che l'amore seppe raccontarlo in una dimensione aderente all'animo umano, ieri come oggi, e che non si sposò perché non avrebbe mai accettato di farlo per convenzione o per interesse e sopratutto senza sentimento; pare che Jane Austen non fosse riuscita a sposarsi anche quando il sentimento c'era (l'amore giovanile per Thomas Lefroy che chiamò Jane la primogenita nata da un successivo matrimonio), rinunciando ad esso e affermando con quello stesso sacrificio la profondità di quel legame. Cassandra distrusse gran parte della corrispondenza della sorella dopo la sua morte, privando di fatto i posteri della possibilità di conoscere completamente la vita della scrittrice. Giovanna Zucca, senza pretesa di verità ma nella dimensione della finzione letteraria, riempie parte del vuoto a noi pervenuto con una bellissima storia d'amore, nata a Winchester negli ultimi mesi della di vita, tra Jane Austen e il medico che tentò in tutti i modi di salvarla senza scoprire in tempo il morbo che la stava spegnendo, Thomas Addison. Una forzatura storica, dal momento che Addison avrebbe avuto solo venti anni quando Giovanna Zucca lo immagina accanto a Jane come un medico già maturo e affermato.

Nel romanzo  - ha raccontato ancora Giovanna Zucca - mi sono ispirata alle vite dei due protagonisti ma poi ho lasciato spazio all'immaginazione e ho seguito la fantasia. Sono reali i due protagonisti, e alcuni dei familiari di Jane Austen, Cassandra l'amatissima sorella e il fratello Henry ma mi sono concessa numerose fughe nell'immaginazione per descrivere eventi e incontri che nella realtà non si sono verificati. Ho una spiccata attitudine  a mescolare realtà e immaginazione nella ricerca di un equilibrio tra ragione e sentimento. Le basi storiche del racconto sono relative alla nascita e alla morte di Jane Austen, ai luoghi nei quali ha vissuto gli ultimi mesi della sua vita. L'incontro con Thomas Addison e l'amore tra loro l'ho immaginato. E' reale invece - ha proseguito Giovanna Zucca - l'importanza del grande scienziato per le sue scoperte. Thomas Addison ha pubblicato nel 1849 lo studio col quale divenne celebre  sull'insufficienza delle ghiandole surrenali, questa pubblicazione è considerata ancora oggi un esempio di luminosa eleganza stilistica oltre di  rigorosa esattezza scientifica. Ho consultato i documenti relativi alla vita di Thomas Addison, trovandovi un personaggio che sembra uscito dalle penna dell'autrice. Rigoroso scienziato, uomo di altissima levatura morale, filantropo e dedito ai suoi studi, maestro amatissimo dai suoi studenti. Successivamente alla pubblicazione della ricerca che ancora oggi dà all'insufficienza ghiandolare surrenale il suo nome, quando le corti europee se lo contendevano così come le università più prestigiose, inspiegabilmente si tolse la vita. Non aveva neppure 60 anni. Come se trovata la risposta alla domanda che lo aveva assillato per anni, ovvero l'esistenza di particelle che collegano tra loro organi e apparati diversi, avesse esaurito la sua parabola esistenziale. In fondo - ha concluso Giovanna Zucca - anche i romanzi della scrittrice inglese indagano il micro-cosmo e il macro-cosmo, da divina osservatrice e analista del carattere umano come organismo sociale.

Accanto alla controversa ipotesi della malattia di Addison (insufficienza corticosurrenale) esistono anche quelle del linfoma di Hodgkin, di una forma di tubercolosi contratta con latte contaminato e quella più recente dell'avvelenamento da arsenico. In base ad un'inchiesta portata avanti dalla British Library, infatti, sulla base di alcune analisi su occhiali che si ritiene siano appartenuti alla scrittrice, è stata avanzata questa ipotesi che aprirebbe anche scenari inquietanti di una morte indotta da altri, subito stemperati dalla consapevolezza di un fenomeno di avvelenamento piuttosto comune nella sua epoca in cui l'arsenico si trovava nell'acqua, nei medicinali e persino sulla carta da parati.

Ad intarsiare, come nastri delicati le pagine del romanzo di Giovanna Zucca, la lettura di sei brani tratti dai sei romanzi di Jane Austen. Hanno chiuso la danza di citazioni, i romanzi pubblicati postumi "Northanger Abbey" e "Persuasion" e in mezzo gli altri in ordine di stesura "Sense and sensibility", "Pride and Prejudice", "Mansfiled park", "Emma". Le parole di Jane Austen hanno intervallato i brani del romanzo di Giovanna Zucca e le lettere, mezzo privilegiato di comunicazione per l'epoca. Giovanna Zucca esalta questa forma di scrittura e ne fa uno dei registri stilistici del romanzo.

Al centro delle intense conversazioni tra Jane Austen e Thomas Addison anche la possibilità dei personaggi austeniani di resistere nel tempo. «Mio caro Tom, anche se non vi nascondo che lo desidererei, credo che i miei romanzi non supereranno la distanza di un secolo. Troppi mutamenti avverranno (...)».

E poi ancora il rapporto tra Jane e i suoi romanzi, la sua libertà di pensiero e il suo anelito di indipendenza sublimato nell'anonimato. «Vivo un dualismo perfetto. Da un lato c'è Miss Austen, con il proprio incontrovertibile istinto alla libertà, dall'altro c'è l'autrice di "Ragione e sentimento", ovvero 'A Lady', qualcuno che assume in sé l'onore dell'adulazione collettiva per proteggermi di invasioni sgradite».

E poi c'è quella paura più forte del timore della morte, di lasciare il suo romanzo incompiuto. Nella vita reale così accadde con il romanzo "Sanditon" iniziato proprio a Winchester nel 1817 a mai completato. «E peggio della mia fine, mi atterrisce lasciare la mia storia senza un fine». Giovanna Zucca fa dono all'amata scrittrice britannica, almeno nel suo romanzo, dell'opera finita appena in tempo ("Jane Mary's story").

*Giovanna Zucca vive a lavora a Treviso come strumentista e aiuto anestesista in sala operatoria. Ha brillantemente esordito nel 2010 con il romanzo Mani calde, una storia d’ambientazione ospedaliera che ha vinto il Premio Reghium Julii Opera Prima 2012. Laureata in filosofia, tiene diversi seminari presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia collaborando attivamente con il Centro interuniversitario di studi sull’etica. In Guarda, c’è Platone in tv! ha immaginato un ritorno dei grandi filosofi ai nostri giorni. Una carrozza per Winchester è il suo secondo romanzo, che ha ottenuto la menzione d’onore al Premio Merck Serono 2014.