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di Giuseppe Bova

In una splendida poesia dedicata al proprio figlio Nazim Hikmet scrive: …/Non vivere su questa terra come un inquilino/oppure in villeggiatura/nella natura. /Vivi in questo mondo/come se fosse la casa di tuo padre/credi al grano al mare alla terra/ma soprattutto all’uomo./Ama la nuvola, la macchina il libro/ma innanzitutto ama l’uomo/….

L’ultimo secolo ha segnato un grande primato di scoperte scientifiche, tecnologiche, mediche, ha avviato diversi processi di pace ed altri ha lasciato inconclusi, ha tentato di abbattere le discriminazioni razziali e di etnia tra i popoli, ma sopratutto, non lascia un pianeta povero, anzi, tutti sanno che sulla terra, oggi, si producono enormi ricchezze.

Negli ultimi 10 anni il PML (prodotto mondiale lordo) è raddoppiato, il commercio mondiale è triplicato, la domanda di energia si quadruplica ogni 4 anni. I prodotti alimentari sono talmente tanti che potrebbero sfamare 12 miliardi di essere umani con razioni pro-capite pari a 2700 calorie.

Ma i massacri si moltiplicano.

I quattro cavalieri dell’apocalisse che rispondono al nome di sottosviluppo, fame, sete e guerre con le epidemie, distruggono ogni anno più donne e bambini di quanto non abbia fatto la seconda guerra mondiale (55 mln in sei anni) e per i poveri la terza guerra mondiale è già in atto.

Ogni giorno 100.000 esseri umani muoiono per fame o per le conseguenze che derivano dalla stessa. Ogni 7 secondi un bambino muore per fame, ed altri (sotto i 5 anni) sottoalimentati denunciano conseguenze gravi per tutta la vita.

Regis Debray definisce questi bambini “crocefissi dalla nascita” ed il teologo svizzero Hallenweger denuncia l’esistenza di una “strage degli innocenti” di biblica memoria.

Il Governatore Parlato del Distretto Rotary 2100, nel corso della sua visita ai club reggini, raccontava sconcertato di 800 milioni di persone sottoloalimentate, cioè di persone che vivono con un regime alimentare inferiore di 300 calorie rispetto alla soglia minima di sopravvivenza.

Sono in grado di dirvi che questo numero è sicuramente sottodimensionato. Si tratta, infatti di circa 1 miliardo di esseri umani distribuiti sul pianeta, di cui circa 600 milioni in Asia (24% della popolazione), 300 milioni in Africa, specie nei Paesi sudsahariani (34% della popolazione), 50 milioni nei Paesi occidentali  e ricchi.

A ciò vanno aggiunte circa 500.000 persone morte ogni anno per febbre nera, circa 6 milioni per tubercolosi, 300 mila per la malattia del sonno. Due persone al minuto muoiono per paludismo; senza contare, ovviamente i malati e morti di AIDS, di virus ebola, del tifo e del colera, della malaria, della mosca tsè tsè.

Tutto questo mentre la popolazione povera continua a far crescere il suo indice demografico al punto che su 223 persone nate, 173 insistono sui Paesi del terzo mondo.

Davanti a dati che riflettono una realtà così drammatica si resta fortemente colpiti e si può comprendere fino in fondo quanto sia importante ogni goccia di mare e di speranza.

Questi dati ci dicono, ancora, che nessuno può continuare a nascondersi la testa sotto la sabbia e le domande che vengono spontanee appaiono piuttosto imbarazzanti:

  • Perché i Paesi occidentali non preparano una redistribuzione più equilibrata delle risorse tra i popoli?
  • Perché consentono l’accumulo di tante ricchezze nelle mani di pochi e l’impoverimento dei Paesi più deboli?

La globalizzazione, ossia la privatizzazione del mondo, con le strategie d’investimento dei signori del capitale, con le loro speculazioni monetarie e le alleanze politiche, decide le sorti di miliardi di persone.

Già all’inizio degli anni 80 Mc Luhan parlava del pianeta come di un villaggio globale, ma è solo negli anni 90, con la caduta del muro di Berlino, che vengono avviati i programmi di conquista economica del pianeta.

L’apparato di dominio e di sfruttamento mondiale ha dell’incredibile, attua una concorrenza feroce, si avvale di una diffusa corruttela (specie nei Paesi del terzo mondo) ed in più occasioni è sconvolto da grandi battaglie di predominio tra gruppi e potentati. Ma non appena il sistema viene minacciato, o solo contestato, gli oligarchi del potere politico, economico e finanziario sono pronti a fare fronte comune.

Vi sono accordi da gentlemen’s agriment’s tra Wall Street, Federal Riserve, Banca Mondiale, FMI ed i Paesi industrializzati che mirano a liquidare qualsiasi regola statale ed attivare un governo globale del mercato. I criteri sono micidiali:

  • Riduzione dei gravami fiscali sui redditi più alti con lo scopo dichiarato di accrescere gl’investimenti, allargamento della fascia dei contribuenti, soppressione delle esenzioni per i più poveri;
  • Liberalizzazione dei mercati ed uguale trattamento per gl’investitori stranieri;
  • Smantellamento delle imprese statali e parastatali e loro privatizzazione;
  • Libera concorrenza e massima deregolamentazione dell’economia nazionale;
  • Abbattimento dei dazi doganali;
  • Libero commercio mondiale in tutti i settori economici cari alle oligarchie;
  • Rafforzamento della proprietà e del capitale privato;
  • Azzeramento dei sussidi di Stato;
  • Delocalizzazione delle imprese per ridurre i costi del lavoro e fusioni aziendali concordate con riduzione dei posti di lavoro ed economie di scala;
  • Rinuncia di tutti i Paesi ai prezzi bassi per gli alimenti.

Il neo liberismo diventa un’arma di conquista e, con le parole magiche libertà, giustizia sociale, bene pubblico, il gladiatore diventa l’eroe.

In America Bill Gates ha un capitale pari a 106 milioni di americani poveri. La GM ha un capitale pari al PIL della Danimarca, la EXXON un capitale pari al PIL dell’Austria. I patrimoni privati di 225 persone raggiungono 1000 miliardi di dollari che è pari al reddito di 2,5 miliardi di persone (il 47% della popolazione). Solo 200 società, attraverso la WTO, l’agenzia internazionale del commercio, controllano ¼ del mercato mondiale

La produzione dei beni e la loro distribuzione non è disciplinata da norme internazionali, né è controllata dalle Nazioni Unite che fonda il proprio ruolo sulla tutela dell’uguaglianza dei diritti e della vita di tutti. E’, invece, affidata a 22 agenzie intergovernative specializzate e, sul mercato, sono le multinazionali ad esercitare il controllo. 

Vi sono Forze armate terrestri, navali, aeree e spaziali che esercitano lo spionaggio, difendono il capitale, e Paesi egemoni che rifiutano di ratificare convenzioni importantissime: ad esempio quella che impedisce la produzione e diffusione di mine antiuomo, quella che istituisce una corte di giustizia internazionale per i genocidi ed i crimini contro l’umanità, quella sulla liberalizzazione dei prezzi dei farmaci (cosa che impedisce ai poveri di curarsi).

Senza dimenticare il voto contro le misura di tutela dei diritti all’alimentazione, all’istruzione, all’acqua potabile, ai paradisi fiscali, allo sviluppo, all’ambiente, alle armi batteriologice, ai missili balistici.

Con questo impostazione le case farmaceutiche che hanno scoperto ben 1223 molecole, di cui solo 11 riguardano le malattie tropicali, come se i dati terribili sulle morti dei Paesi poveri non abbiano mai contato abbastanza.

Di fatto accade che, con il cinismo della globalizzazione e dei predatori, il mondo resta ben lontano dall’essere riconciliato, anzi appare addirittura più frazionato e ne sono una testimonianza i grandi esodi di popoli disperati che anelano ad una condizione migliore e cercano nuove sponde e un nuovo futuro tra noi.

Senza le gravi situazioni sopra descritte, senza gl’interessi economici sugli oleodotti non sarebbero nate le guerre di Cecenia, di Afganistan, in Niger, in Kenya o altrove.

Anche le delocalizzazioni delle produzioni e del lavoro sono un grave esempio di sfruttamento anomalo. Qui non si tratta di grandi solidarietà e di un impegno per lo sviluppo dei Paesi più poveri. Si tratta di garantire grandi guadagni alle grandi imprese che scelgono di lavorare dove vi è un minor costo del lavoro, minori problemi sindacali, minori regole contrattuali, minori esigenze di assistenza e di prevenzione.

Coca Cola, o la Mattel giocattoli, ma anche la Adidas o i nostri stilisti, e tanti altri, che producono nei Paesi dell’Est o in Asia, si permettono il pagamento di 30 centesimi l’ora agli operai anche minorenni che lavorano per 18 ore al giorno e pagano i propri dirigenti 3000 euro l’ora. Questo è quello che accade oggi, con tutto quello che ne deriva in termini di intolleranza verso il lavoratore immigrato ed impoverimento dei Paesi che subiscono la delocalizzazione.

Anche l’assistenza ai popoli in via di sviluppo presenta aspetti di fortemente critici. I grandi prestiti ai Paesi in via di sviluppo concessi dal FMI o dalla Banca Mondiale, quando non restituiti, danno luogo a forti speculazioni ed obbligano i Paesi debitori a concedere opzioni sulle proprie risorse naturali. 

La conseguenza, anche in questa caso, è che ogni Paese povero non può gestire più le proprie risorse, s’impoverisce sempre di più e non è un caso che riduca anno per anno il proprio PIL e il proprio reddito pro-capite.

Sulle questioni sopra denunciate si era registrato qualche decennio fa un intervento di Papa Giovanni Paolo II che, in una sua enciclica, aveva denunciato le distorsioni di un sistema economico senza regole ed ha invocato la scelta di una nuova via, quella di un sistema di economia sociale capace di assicurare il diritto all’esistenza ed all’alimentazione dei popoli più in difficoltà.

Una voce significativa quella di questo Papa straordinario, rimasta fin qui inascoltata. Ma il tempo e Dio, a volte fanno giustizie delle cose negative, e l’attuale crisi economica ha spinto anche i Paesi economicamente più avanzati ad attivare meccanismi di controllo dell’economia più attenti e severi. 

A noi non resta che far lavorare le nostre coscienze perché il mondo possa trovare la giusta via del progresso e del superamento delle disparità, dei dualismi e della miseria.

Del resto, aveva ragione Bertold Brecth: ogni uomo deve lavorare nella sua vita per diventare migliore, ma anche per lasciare un mondo migliore a tutti gli altri.

Ed è quello che speriamo di fare.