fbpx
Categoria: Carta bianca
Stampa

di Anna Foti

A rapirlo furono le note della “Norma” di Vincenzo Bellini, eseguite nella cornice della Villa Comunale di Palmi dalla banda cittadina diretta da colui che sarebbe stato il suo primo docente, il maestro Rosario Jonata. Quelle note condussero, fin da piccolo, il compositore Francesco Cilea  nell’universo sterminato della musica che lo avrebbe reso grande ed indimenticato. Francesco Cilea, nato nel comune reggino di Palmi il 23 luglio 1866 da Felicia Grillo e Giuseppe Cilea, morì il 20 novembre 1950 nel comune savonese di Varazze di cui fu cittadino onorario e dove sposò Rosa Lavarello, figlia di una famiglia di costruttori navali liguri. In suo nome la città calabrese di Palmi e quella ligure di Varazze sono gemellate.

Ricordato, in occasione del 70° anniversario della morte, con un concerto in diretta streaming della pianista Beatrice Zoccali, su iniziativa dell'associazione turistica Pro Loco di Palmi, in collaborazione con l'associazione culturale e di volontariato Prometeus, Cilea visse a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, secoli ai quali ha lasciato una ricca eredità di opere liriche e musica da camera.

Fu nominato Primo alunno maestrino dal Ministero della Pubblica Istruzione mentre studiava musica al conservatorio San Pietro a Majella di Napoli e all’età di ventitre anni compose l’opera d’esordio, di genere lirico, “Gina”, apprezzata la quale l’editore Sonzogno gli commissionò la seconda “La Tilda”, in tre atti. Essa venne rappresentata al teatro Pagliano di Firenze per la prima volta ed infine approdò al teatro delle Esposizioni di Vienna nel settembre del 1892. Un’opera rimasta irripetibile nella sua compiutezza per la perdita della partitura d’orchestra, ma ancora conoscibile nelle riduzioni per canto e per pianoforte.

Nella terza opera “L’Arlesiana” - dal dramma di Alphonse Daudet, su libretto di Leopoldo Marenco  - Cilea credé particolarmente pur se ritenne un insuccesso il debutto al teatro lirico di Milano nel 1897. La rimaneggiò al punto che la versione a noi pervenuta è ben lontana da quella della stesura originaria. “L’Arlesiana” di Francesco Cilea fu tra le opere italiane rappresentate negli anni Trenta quando, per imposizione del regime fascista a seguito della conquista dell’Etiopia, fu proibito di eseguire opere di paesi che avessero aderito alle sanzione della Società delle Nazioni.

Il successo, ancora oggi risonante a livello internazionale, arrivò nel novembre del 1902 al teatro lirico di Milano con “Adriana Lecouvreur”, opera in quattro atti su libretto di Arturo Colautti, ambientata nel Settecento francese e basata su una pièce di Eugène Scribe (1849), più volte mirabilmente interpretata dalle grandi Sarah Bernhardt e Eleonora Duse. Un dramma in cinque atti ispirato alla vita dell'attrice drammatica francese, vissuta agli inizi del 1700, che si consacrò grazie alle opere di opere di Racine, Corneille, Voltaire.

Infine è Arturo Toscanini a dirigere al teatro alla Scala di Milano nell’aprile del 1907, la tragedia in tre atti “Gloria”, un’opera rimasta incompresa dal pubblico al punto che Cilea abbandonò il teatro dell’opera e continuò a comporre musica da camera, quella ad oggi molto meno frequentata da musicisti e critica. Scrisse, presumibilmente parti e bozze come “Il matrimonio selvaggio”,  “Il ritorno dell’amore” di Renato Simoni e “Malena” e “Rosa di Pompei” di Ettore Moschino, mai eseguite e rappresentate.

Fino al 1913, diresse il conservatorio “Vincenzo Bellini” di Palermo ed il conservatorio, in cui fu avviato alla musica, San Pietro a Majella di Napoli.

Al 1913 risale il suo poema sinfonico, su versi di Sem Benelli, in onore di Giuseppe Verdi.

Nel segno della musica e della memoria, anche un altro compositore calabrese di Sant’Eufemia d’Aspromonte, ha dedicato un’opera al compositore italiano più famoso di tutti i tempi. Si tratta di Vincenzo Cutrì contemporaneo di Francesco Cilea originario di Sant’Eufemia d’Aspromonte.

L’attuale conservatorio e lo storico teatro di Reggio, con i 1500 posti che lo rendono il teatro più grande della Calabria, sono a lui intitolati. Il teatro, realizzato nel 1931 su progetto degli ingegneri Domenico De Simone e Laviny, poi ristrutturato e nuovamente inaugurato nel 1964 prima di una lunga chiusura dal 1985 perché dichiarato inagibile, oggi ospita eventi culturali e artistici con la pinacoteca accanto (e opere di Antonello da Messina, Mattia Preti, Andrea Cefaly). Il suo atrio è un omaggio alle opere del grande compositore palmese quali opere liriche "Gina" (1889), "Tilda" (1892), "L’Arlesiana" (1897), "Adriana Lecouvreur" (1902), "Gloria" (1907). La soprano Katia Ricciarelli interpretò in più occasioni l'"umile ancella" de Adriana Lecouvreur.

Il comune natale, Palmi, gli ha intitolato un mausoleo in cui campeggiano le parole di profondo amore alla sua comunità natia, da lui rivolte per il tramite del primo cittadino nel giugno del 1950: « Vi prego di dire alla nostra diletta Palmi tutta la mia filiale riconoscenza e tutto il mio amore. Ditele che essa e è resterà nel mio cuore con un attaccamento tanto più vivo e tenace quanto più il cumulo degli anni affretterà il mio distacco dalla vita».

Un mausoleo nel centro cittadino palmese ricorda le opere liriche più importanti del compositore morto in Liguria nel 1950. Opere racchiuse anche nella sua celebre citazione: « Nell'Arte, espressione dello spirito, norma costante ed intransigente mi è stata sempre l'italianità, ammodernata nel progresso delle forme e della tecnica, mai soffocata, né deformata, come attestano e comprovano Arlesiana, Adriana e Gloria, le tre creature della mia fantasia e del mio sognato ideale».

La casa della cultura intitolata ad un altro palmese illustre che su Cilea scrisse anche un volume, Leonida Repaci, ha sede il museo musicale intitolato a "Francesco Cilea e Nicola Antonio Manfroce" Un ricco presidio della memoria con spartiti, bozzetti di scena, manoscritti e documenti relativi all'attività dei maestri.  Di particolare pregio le cinquemila lettere dell'epistolario di Francesco Cilea e la ricca documentazione fotografica, la biblioteca musicale e le miniature realizzate da Michele Cilea, fratello del compositore.

A Varazze, dove Cilea trascorse gran parte della sua vita,  componendo le sue opere liriche e arricchendo il suo repertorio di musica da camera, il musicista è ricordato anche con un premio e con un busto che adorna i giardini del lungomare proprio di fronte alla villa attualmente aperta solo in occasione di concerti (avrebbe bisogno di essere ristrutturata) e che la vedova Lavarello donò alla Siae. 

Fonte Wikipedia *

Musica da camera

Album di 10 pezzi pianistici per la gioventù: